martedì 15 giugno 2010

Lunedi 21 Giugno

L’UOMO CHE NON C’ERA
di Joel [& Ethan] Coen, USA, 2001, b/n 115’




Con: Billy Bob Thornton, Frances McDormand, Michael Badalucco, James Gandolfini, Scarlett Johansson
Soggetto: Joel & Ethan Coen
Sceneggiatura: Joel & Ethan Coen
Fotografia: Roger Deakins
Montaggio: Joel & Ethan Coen, Tricia Cooke
Musiche: Carter Burwell
Produzione: Working Title Films, Good Machine
Distribuzione: Medusa

California, estate del 1949. Ed Crane, barbiere scontento della propria vita, spera di poterla cambiare quando, scoperto il tradimento della moglie Doris, decide di ricattare l'amante. Ma le cose non andranno come aveva previsto poichè l'amante di Doris verrà trovato ucciso.

C'era una volta il noir in America ma più che agli snodi del plot i Coen sono interessati ai temi dell’identità dell’individuo essere - o meglio, del non essere – nel mondo
Fotografia magistrale di Roger Deakins, con tagli di luce che bucano buio e grigio dilaganti, e straordinaria interpretazione di Billy Bob Thornton, perennemente con una sigaretta in bocca che ne riflette le fumosa esistenza.

mercoledì 9 giugno 2010

Lunedi 14 Giugno

BARTON FINK- È SUCCESSO A HOLLYWOOD
di Joel [& Ethan] Coen, USA, 1991, col. 115’




Con: John Turturro, John Goodman, Judy Davis, Michael Lerner
Soggetto: Joel & Ethan Coen
Sceneggiatura: Joel & Ethan Coen
Fotografia: Roger Deakins
Montaggio: Joel & Ethan Coen, Roderick Jaynes
Musiche: Carter Burwell
Produzione: Joel & Ethan Coen
Distribuzione: Filmauro

Negli anni ’40 un giovane commediografo ebreo di New York, chiamato a Hollywood a scrivere la sceneggiatura per un film di Wallace Beery, è alloggiato nella camera 641 di un albergo fatiscente. Per lui è l'anticamera dell'inferno.

Il film inizia come commedia satirica, passa per il grottesco e finisce in una sanguinosa tragicommedia dell'assurdo. Ispirato Al romanzo City Of Nets di Otto Friedrich, Barton Fink è un film raffinato, divertente e tragico, che si appropria degli archetipi per parodiarli in uno stile visuale superbo, che usa la cinefilia per spiazzare lo spettatore in perenni diversioni, contraddizioni, apparizioni di dettagli inquietanti e insignificanti. Palma d'oro alla regia e a John Turturro come miglior protagonista.

martedì 1 giugno 2010

Martedi 8 giugno

FARGO
di Joel Coen [e Ethan Coen], USA/GB, 1996, 95’



Con: Frances McDormand, William H. Macy, Steve Buscemi, Peter Stormare, Kristin Rudrüd, John Carroll Lynch, Harve Presnell
Soggetto: Joel & Ethan Coen
Sceneggiatura: Joel & Ethan Coen
Fotografia: Roger Deakins
Musiche: Carter Burwell
Montaggio: Joel & Ethan Coen
Produzione: Working Title Films, Polygram Filmed Entertainment
Distribuzione: U.I.P., Polygram Film International

Minnesota. Jerry Lundegaard ha un impellente bisogno di denaro ed escogita il rapimento della moglie per ottenere un cospicuo riscatto dal suocero ostile. Errori, distrazioni e incidenti caratterizzeranno però il suo piano. Nel frattempo una poliziotta incinta di sette mesi conduce l’indagine.

Lo sguardo cinico e distaccato dei Coen racconta l’orrore della provincia americana, dominata dal caso e dell’assurdo. L’analisi della stupidità della violenza contemporanea, dove il dramma sfiora la farsa, mette in evidenza l’assenza di una strategia del delitto che rendeva memorabili gli omicidi hitchcockiani. Oscar come miglior attrice a Frances McDormand, all’epoca realmente incinta del marito Joel, e alla migliore sceneggiatura originale.

martedì 25 maggio 2010

Lunedi 31 Maggio

BLOOD SIMPLE - SANGUE FACILE
di Joel [& Ethan] Coen, USA, 1984, col. 95’




Con: Dan Hedaya, Frances McDormand, John Getz, M. Emmet Walsh, Samm-Art Williams, Deborah Neumann
Soggetto: Joel & Ethan Coen
Sceneggiatura: Joel & Ethan Coen
Fotografia: Barry Sonnenfeld
Montaggio: Joel & Ethan Coen, Don Wiegmann
Musiche: Carter Burwell
Produzione: Ethan Coen per River Road Productions

Classico triangolo: Marty, il marito, è un greco mezzo paranoico proprietario di un bar nel Texas; Abby, la moglie, di cui Marty è gelosissimo, è l’amante di Ray, dipendente del locale. Avendo dei precisi sospetti, Marty incarica il detective privato Visser di acquisire delle prove. Per i due amanti sarà l’inizio di un incubo.

Un film di odio. Crudo e truce come pochi altri. E anche un film irritante, non scevro di rozzezze, tutto giocato in un’atmosfera fosca sotto il profilo umano e tetra per i molti particolari e i dettagli agghiaccianti, punteggiata da efferatezze. La recitazione è spesso tanto lenta da sembrare rarefatta, con personaggi molte volte attoniti o quasi assenti e, soprattutto, è il primo film dei fratelli Coen. Cosa volete di più?
dal 31 Maggio al 21 Giugno AMENIC CINEMA propone:

COEN BROTHERS
piccoli omicidi americani


“Se il pubblico crede che una cosa sia basata su un evento reale, questo ti dà il permesso di fare cose che altrimenti la gente non potrebbe accettare”



Joel (1954) e Ethan (1957) Coen sono mostri sacri del cinema mondiale, consacrati definitivamente dall'Oscar per la regia e miglior film nel 2007 con Non è un paese per vecchi ma la loro storia parte da molto lontano.

AMENIC la ripercorre partendo dal loro film d'esordio, Blood Simple (1984), in cui è già evidente il loro amore per il genere noir, riproposto con humour nero ed eccessi postmoderni. Nelle altre pellicole della rassegna è sempre il delitto a essere protagonista. Vero e proprio “fil noir” che ci condurrà in un ideale viaggio attraverso gli USA: partenza dal cuore pulsante del cinema, la Hollywood degli anni ’40 di Barton Fink (1991), tappa a Fargo (1996), nell’orrore della provincia del Midwest di oggi, e ritorno in California con L'uomo che non c'era (2001), raffinato omaggio al cinema classico hollywoodiano.

Protagonista è sempre l'uomo comune che si trova a fare i conti con il delitto che rompe la logica della “normalità” in cui ha vissuto fino a quel momento. La narrazione a tinte forti e la rappresentazione esplicita della violenza si accompagnano a uno sguardo distaccato, che porta più alla riflessione intellettuale che al coinvolgimento emotivo. Lo stile, fatto di citazionismo e mescolanza di generi, riesce a essere controllato ed essenziale. Una vera visione d’autore quella di Joel Coen, “regista a due teste”, che gioca con il fratello Ethan a spiazzare lo spettatore, divertendosi con il cinema e le sue storie.

martedì 18 maggio 2010

Lunedi 24 Maggio

Lunedi 24 Maggio 2010

IL SILENZIO PRIMA DI BACH
di Pere Portabella, Spagna, 2007, col. 102’




Con: Christian Brembeck, Daniel Ligorio
Sceneggiatura: Pere Portabella, Carles Santos, Xavier Alberti
Fotografia: Tomás Pladevall
Musiche: Johann Sebastian Bach, György Ligeti, Felix Mendelssohn
Montaggio: Òskar Xabier Gómez
Produzione: Films 59

Un pianoforte automatico semovente suona le Variazioni Goldberg di Bach; un camionista appassionato di musica suona il fagotto in una camera d’albergo; Bach (proprio lui!) esegue un preludio all’organo; un gruppo di violoncellisti suona un brano di Bach in un vagone della metropolitana… Questi e altri episodi formano complessivamente un ritratto insolito e intrigante della musica di Bach.

Portabella ci conduce in un viaggio tra il 1700 e il 2000, nel segno della musica di Bach e del silenzio da cui questa scaturisce − e a cui inevitabilmente fa ritorno. Il silenzio prima di Bach (Die Stille vor Bach) non racconta noiosamente chi era Bach ma si avvicina con ironia e rigore semi-documentaristico al mistero della (sua) musica.

martedì 11 maggio 2010

JUDE di Michael Winterbottom

Lunedi 17 Maggio 2010

JUDE
di Michael Winterbottom, GB, 1996, col. 120’




Con: Christopher Eccleston, Kate Winslet, Liam Cunningham, Rachel Griffiths
Soggetto: Jude the Obscure di Thomas Hardy
Sceneggiatura: Hossein Amini
Fotografia: Eduardo Serra
Montaggio: Trevor Waite
Musiche: Adrian Johnston
Produzione: Polygram
Distribuzione: Mikado

Tratto dal romanzo di Thomas Hardy Jude l’oscuro (1895), il film narra la vicenda di Jude, giovane scalpellino con ambizioni intellettuali. Sposato alla concreta Arabella, si innamora della cugina Sue, brillante e anticonformista. Gli sbandamenti di ragione e sentimento metteranno a dura prova l’estrema integrità di Jude, la cui vita assume le sembianze di una tragedia moderna.

La complessità tematica del romanzo di Hardy (amore, matrimonio, sessualità, convenzioni sociali, religione, morte) viene tradotta da Winterbottom in una narrazione trasparente e insieme sfaccettata, che rifugge da facili schematismi. Dialoghi modernissimi, recitazione appassionata e interessanti tocchi autoriali elevano il film al di sopra di molte scialbe trasposizioni romanzesche.

martedì 4 maggio 2010

Lunedi 10 Maggio

CASINÒ
di Martin Scorsese, USA/Francia, 1995, col. 170’



Con: Robert De Niro, Sharon Stone, Joe Pesci, James Wood, Don Rickles, Alan King
Soggetto: Nicholas Pileggi
Sceneggiatura: Martin Scorsese, Nicholas Pileggi
Fotografia: Robert Richardson
Montaggio: Thelma Schoonmaker
Scenografia: Dante Ferretti
Produzione: Universal

Nella Las Vegas degli anni ’70, la direzione del casinò Tangiers viene affidata a un protetto della mafia, l’allibratore Sam Rothstein. Tutto sembra andare liscio, tra incassi stratosferici e ordinaria violenza, ma avere successo a Las Vegas è come camminare su un filo: gli equilibri diventano instabili quando Sam perde la testa per l’affascinante Ginger, mentre il mafioso Nicky pretende di dettar legge.

Simili alle fiches sui tavoli verdi, i destini dei personaggi si mescolano e attraversano alti e bassi. Ma il gioco è spesso truccato e il motore di tutto è sempre lo stesso: il danaro. Scorsese utilizza al meglio le risorse affabulatrici del cinema, le controbilancia con l’iperrealismo dei dettagli e realizza un’epopea priva di retorica. Memorabili i titoli di testa di Elaine e Saul Bass.

martedì 27 aprile 2010

IL VANGELO SECONDO MATTEO di Pier Paolo Pasolini

Lunedi 3 Maggio



Con: Enrique Irazoqui, Susanna Pasolini, Marcello Morante, Mario Socrate, Margherita Caruso, Enzo Siciliano, Natalia Ginzburg
Soggetto: Vangelo secondo Matteo
Sceneggiatura: Pier Paolo Pasolini
Fotografia: Tonino Delli Colli
Musiche: Luis Bacalov
Montaggio: Nino Baragli
Produzione: Alfredo Bini
Distribuzione: Titanus

Seguendo fedelmente il testo del Vangelo secondo Matteo, il film mostra i momenti salienti della vita di Gesù, dall’annunciazione alla morte e resurrezione.

Pasolini si confronta con la vicenda umana più nota ed enigmatica della cultura occidentale: la vita di Cristo. Il suo Gesù ha le sembianze di un catalano anti-franchista e parla con i toni duri e anticonformisti di un rivoluzionario; ma lo sceneggiatore altri non è che l’Evangelista Matteo. Il regista riflette sul progressivo avvicinarsi alla morte dell’uomo Gesù e affida il commento a una colonna sonora che accosta le alte formalizzazioni della Passione di Bach e della Musica funebre massonica di Mozart a spiritual, una messa congolese e canti rivoluzionari russi. Gran premio della giuria e premio dell’Office Catholique International du Cinéma a Venezia.

Una Passione per Bach

Dal 3 a 24 Maggio 2010 AMENIC racconta:

UNA PASSIONE PER BACH

Nella città di Lipsia, nel 1727, Johann Sebastian Bach, maestro di cappella della chiesa di S. Tommaso, esegue una nuova composizione per le celebrazioni del Venerdì Santo: una Passione secondo Matteo per voci soliste, doppio coro e doppia orchestra. Nella tradizione luterana la crocifissione di Cristo non è solo intesa teleologicamente come essenziale prologo alla resurrezione ma anche in senso immanente, come memento della mortalità umana. Nell’intenso e commovente brano conclusivo della Passione secondo Matteo, “Wir setzen uns mit Tränen nieder”, il coro piange la morte di Cristo alla luce della quale anche la nostra morte diviene comprensibile e accettabile.

Nel 1829 a Berlino Felix Mendelssohn dirige la Passione di Bach nella prima esecuzione realizzata dopo la morte dell’autore. Dopo un secolo di relativo oblio l’opera viene riscoperta e trova adeguata collocazione tra i capolavori musicali di ogni epoca.

Pier Paolo Pasolini punteggia la colonna sonora de Il Vangelo secondo Matteo (1964) con vari ritorni del brano “Wir setzen uns” e con altri estratti della Passione bachiana. Subito dopo i titoli di testa, la comparsa del coro finale prefigura il destino di Gesù e chiarisce la partecipazione emotiva del regista alla vicenda terrena del Figlio dell’Uomo.

In Casinò (1995) di Martin Scorsese, epico affresco del mondo del danaro e della malavita, Robert De Niro salta in aria avviando il motore della sua Cadillac; il suo corpo (o la sua anima?) precipita in un vorticoso inferno di luci al neon organizzate in pattern geometrici: Las Vegas, baby!. La musica? “Wir setzen uns”.

L’indipendente inglese Michael Winterbottom traspone in Jude (1996) il suo romanzo preferito. “Wir setzen uns” accompagna la solenne parata del Giorno del Diploma, che pone il protagonista di fronte a interrogativi esistenziali e prelude all’irruzione nel film di tematiche religiose e tragiche.

Se nella realtà storica Mendelssohn ricevette in regalo la partitura della Passione dalla nonna, nella fantasia del cineasta sperimentale catalano Pere Portabella la scoperta fu molto più fortuita: la partitura di Bach venne usata dal macellaio di Mendelssohn per incartare della carne! Il silenzio prima di Bach (2007) è un omaggio anticonvenzionale alla musica di Bach, tra camionisti, compositori imparruccati e pianoforti meccanici.

mercoledì 21 aprile 2010

Lunedi 26 aprile 2010

corto: FALLEN ART
di Tomek Bagiński, Polonia, 2004, 6’



Sceneggiatura: Tomek Bagiński
Project Designer: Rafal Wojtunik
Produzione: Platige Image

Un ufficiale getta dei soldati da un alto trampolino.


TUTTI A CASA
di Luigi Comencini, Italia/Francia, 1960, b/n 120’



Con: Alberto Sordi, Serge Reggiani, Didi Perego, Eduardo De Filippo, Martin Balsam, Nino Castelnuovo, Mario Feliciani, Claudio Gora
Soggetto: Age, Scarpelli
Sceneggiatura: Age, Scarpelli, Luigi Comencini, Marcello Fondato
Fotografia: Carlo Carlini
Montaggio: Nino Baragli
Musiche: Angelo Francesco Lavagnino
Produzione: Dino De Laurentiis
Distribuzione: Ricordi Video

8 settembre 1943. Con l’annuncio dell’armistizio l’esercito rimasto senza ordini si sbanda. Il sottotenente Alberto Innocenzi, vista squagliarsi la sua compagnia, veste abiti civili e con qualche militare tenta disperatamente di tornare a casa. Una volta arrivato però fugge dal padre che lo incita ad arruolarsi nella RSI e sceglie finalmente da che parte stare.

Attraverso le peripezie vissute da un gruppo di soldati, Comencini descrive la situazione di caos venutasi a creare in Italia dopo l’armistizio. Conciliando toni umoristici e drammatici il regista affronta un momento cruciale della nostra Storia e contribuisce a rompere il muro di silenzio che era calato sulla Resistenza negli anni ’50.

martedì 23 marzo 2010

L’ISOLA (Seom) di Kim Ki-duk

Lunedi 29 marzo

L’ISOLA (Seom)
di Kim Ki-duk, Corea del Sud, 2000, col. 85’, v.o.s.




Con: Jung Suh, Kim Yoo-suk, Park Sung-hee, Cho Jae-hyung, Jang Hang-sun
Soggetto: Kim Ki-duk
Sceneggiatura: Kim Ki-duk
Fotografia: Whang Suh-shik
Musiche: Jeon Sang-yoon
Montaggio: Kyung Min-ho
Produzione: Myung Film Co.
Distribuzione: Catherine Park

Hee-jin di giorno vende cibo e di notte il suo corpo. Un giorno sull'isola dove vive arriva un ex-poliziotto, Hyun-shik, che ha ucciso la fidanzata infedele. Tormentato dai rimorsi tenta di uccidersi ma Hee-jin prima lo salva e poi lo seduce. Per Hyun-shik fare sesso con lei diventa una sorta di droga per lenire la sofferenza del corpo e dell'anima.

Con l'amo si pescano i pesci e si possono catturare le persone in una storia d'amore folle e devastante. Così, l'arrivo di Hyun-shik, trascina la quieta routine dell'isola in un mulinello di efferatezze. Film allucinante, a tratti agghiacciante, con atmosfere da film noir (piogge, nebbie, silenzi), ritmi blandi e inquadrature spoglie. Kim fonde spirito introspettivo e brutale immediatezza delle sensazioni e realizza una metafora della violenza e della repressione nella società coreana.

“L’amore è un’ipnosi reciproca. E anche l’ossessione. L’uomo è un’isola per la donna e viceversa. Ne L’isola volevo disegnare i pensieri estremi di uomini e donne. Essi odiano e ammazzano solo nel cuore”.

giovedì 18 marzo 2010

L’ARCO (Hwal) di Kim Ki-duk

22 marzo

L’ARCO (Hwal)
di Kim Ki-duk , Corea del Sud, 2005, col. 90’




Con: Jeon Sung-hwan, Han Yeo-reum, Seo Ji-seok
Soggetto: Kim Ki-duk
Sceneggiatura: Kim Ki-duk
Fotografia: Jang Seung-Baek
Musiche: Kang Eun-Il
Montaggio: Kim Ki-duk
Produzione: Kim Ki-duk Film
Distribuzione: Mikado

Un vecchio trascorre la sua esistenza su un battello in mare aperto con una ragazza. Nell’attesa di sposarla quando compirà 17 anni, la tiene isolata dal mondo esterno colmandola di attenzioni. Con il suo arco la difende dalle molestie degli uomini che noleggiano la barca per pescare e predice loro il futuro. Quando la giovane inizia a mostrare interesse per uno studente che viene dalla città la passione del vecchio si trasforma in pericolosa ossessione.

Kim, quasi senza parole, racconta un’altra parabola sull’accettazione della vita e della morte. Le passioni sono rese con una concretezza e un gusto del dettaglio che appartengono solo all’estetica del regista. L’arco del titolo si riferisce allo strumento usato dal vecchio con molteplici finalità: musicali (liuto), divinatorie (oracolo) e di difesa (arma).

“Forza e musicalità come in un arco teso.
Voglio vivere così fino alla fine dei miei giorni”. Kim Ki-duk

martedì 9 marzo 2010

Ferro3 - LA CASA VUOTA (Bin-Jip)

Lunedi 15 Marzo

Ferro3 - LA CASA VUOTA (Bin-Jip)
di Kim Ki-duk, Corea del Sud/Giappone, 2004, col. 95’



Con: Jae Hee, Lee Seoung-yeon, Kwon Hyuk-ho, Joo Jin-mo
Soggetto: Kim Ki-duk
Sceneggiatura: Kim Ki-duk
Fotografia: Kim Ki-duk, Jang Seong-Back
Musiche: Slvian
Montaggio: Kim Ki-duk
Produzione: Kim Ki-duk Film
Distribuzione: Mikado

Tae-suk gira la città cercando case dove stabilirsi temporaneamente in assenza dei proprietari. Entra ma non ruba nulla, fa le pulizie e ripara gli oggetti rotti. Un giorno incontra Sun-hwa, una ragazza che subisce maltrattamenti dal marito. Al proprio rientro quest'ultimo sorprende lo sconosciuto nel proprio giardino ma il giovane lo colpisce con delle palline da golf (usando la mazza Ferro3). Sun-hwa decide quindi di seguire Tae-suk nella sua vita errabonda, fino al giorno in cui verranno scoperti…

Ferro 3 mette in scena un racconto intelligente, imprevedibile e intrigante che sorprende lo spettatore ad ogni scena. Mescola realismo quotidiano e invenzione fantastica, fluidità narrativa ed eleganza scenografica. La protagonista, che non parla mai, racconta un paese dove lo sradicamento e l’estraneità sembrano leggi generali. Leone d'argento alla regia.

“Racconto la storia dell’attesa che anche una casa vuota può avere. Una casa attende che arrivi qualcuno a riempirla. È il modo in cui io vedo la società. Siamo tutti case vuote e aspettiamo qualcuno che apra la porta e ci renda liberi”. Kim Ki-duk

martedì 2 marzo 2010

8 MARZO – GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA DONNA



Le origini della celebrazione si perdono nel passato ma ecco alcuni elementi salienti, punti cruciali: breve cronologia:

8 marzo 1857, New York: centinaia di operaie tessili scioperano per protestare contro i bassi salari e le e terribili condizioni di lavoro
1910, Copenaghen:alla Prima conferenza delle donne dell’Internazionale Socialista delle Donne presieduta da Rosa Luxemburg, l’8 marzo viene proposta la Giornata di lotta internazionale a favore delle donne
25 marzo 1911, New York: un incendio ai piani alti della Triangle Shirtwaist Company uccide 146 persone, la maggioranza giovani donne e migranti. Gli operai, prigionieri all'interno (le porte erano chiuse per impedire che entrassero gli organizzatori del sindacato) morirono arsi dalle fiamme o gettandosi dalle finestre.

Nel dopoguerra l’Unione Donne Italiane scelse come fiore simbolo della ricorrenza la mimosa. Successivamente la data dell'8 marzo assunse un'importanza mondiale, diventando il simbolo delle secolari vessazioni che la donna ha dovuto subire - e troppo spesso ancora subisce - ma anche il punto di partenza per il proprio riscatto e per la difesa dei diritti acquisiti, con il moltiplicarsi dei collettivi femministi e il diffondersi delle lotte per le rivendicazioni sociali.

Eran Riklis Productions, Heimatfilm
Il giardino di limoni
La pellicola, ispirata da un fatto di cronaca, racconta lo scontro tra una vedova palestinese e il ministro della difesa israeliano, divenuto suo vicino di casa. Salma si oppone all’ordinanza che, per motivi di sicurezza preventiva, le impone di tagliare i secolari limoni del suo giardino e con l’aiuto di un giovane avvocato intraprende una infinita battaglia legale. Unico sostegno/solidarietà, per quanto tacito e a distanza, le verrà dalla moglie del ministro che, superando i confini storico-politici oltre che fisici, riconoscerà in quella donna orgogliosa e tenace una sofferenza e una dignità non così diverse dalla sua. Nei loro sguardi, che spesso si incontrano e sembrano penetrarsi in una comprensione che riesce ad unirle, si riflette il dramma dei popoli a cui appartengono.
Splendida metafora del conflitto tra Israele e Palestina, ritenuto da molti irrisolvibile. Abbassando la scontro dal terreno al suo frutto, la lotta in difesa dei limoni assume una valenza poeticamente universale e il regista israeliano Eran Riklis fa un passo sulla strada opposta, quella della pace. Premio del pubblico al Festival di Berlino.

. Il giardino di limoni di Salma diventa emblematicamente un altro pezzo di terra da difendere con le unghie e con i denti frutto di ataviche paure e condizionato da una storia di incomprensioni e di violenze. Ed è questo il vero muro da abbattere: quello interiore. Omaggio alla solidarietà femminile

mercoledì 24 febbraio 2010

1 marzo 2010



LA SAMARITANA (Samaria)
di Kim Ki-duk , Corea del Sud, 2004, col. 95’

Con: Kwak Ji-min, Seo Min-jeong, Lee Eol, Shin Taek-ki, Kwon Hyun-Min
Soggetto: Kim Ki-duk
Sceneggiatura: Kim Ki-duk
Fotografia: Sung Sang-Jae
Musiche: Park Ji
Montaggio: Kim Ki-duk
Produzione: Kim Ki-duk Film
Distribuzione: Mikado

L’adolescente Jae-yeong si prostituisce con l’aiuto dell’amica Yeo-jin che le fa da manager e un giorno improvvisamente si suicida. Yeo-jin decide allora di concedersi a tutti coloro con cui era stata Jae-yeong e restituire loro i soldi, ma il padre poliziotto la scopre e inizia a punire in modo sempre più cruento i suoi clienti.

Il film, scandito in tre capitoli, esprime il senso della religione. Vasumitra consacrato all’idea del dono e della compassione propria del buddhismo; Samaria evoca il perdono del cristianesimo; infine Sonata fa riferimento a una marca di automobili molto popolare in Corea e assume quindi una connotazione di vicinanza universale. Kim Ki-duk racconta un mondo arido, dove sfuggono i confini tra colpa e innocenza e scava dentro emozioni contraddittorie astenendosi da alcun giudizio. Orso d’argento al Festival di Berlino.

“Attraverso questo film volevo mostrare un aspetto doloroso della realtà coreana attuale: quello della prostituzione minorile. E volevo mostrare la disperazione, lo stato d’animo di un padre che ha una figlia che si prostituisce”. Kim Ki-duk

venerdì 19 febbraio 2010

Lunedi 22 febbraio



PRIMAVERA, ESTATE, AUTUNNO, INVERNO ...E ANCORA PRIMAVERA
(Bom yeoreum gaeul gyeoul geurigo bom)
di Kim Ki-duk, Corea del Sud, 2003, col. 103’

Con: Oh Young-Su, Kim Young-min, Kim Ki-duk, Seo Jae-kyeon, Ha Yeo-jin, Kim Jong-Ho
Soggetto: Kim Ki-duk
Sceneggiatura: Kim Ki-duk
Fotografia: Baek Dong-Hyeon
Musiche: Bark Jee-Woong
Montaggio: Kim Ki-duk
Produzione: Korea Pictures
Distribuzione: Mikado

In un piccolo monastero in mezzo ad un laghetto circondato dalle montagne, un bambino apprende da un monaco la dottrina buddhista. Divenuto adulto, l'allievo scopre l'amore e fugge ma la vita al di fuori del monastero si rivela per lui un inferno, tanto che tornerà indietro per seguire il suo percorso spirituale.

Come in una parabola Zen, l’andatura del racconto è scandita dai tempi interiori del protagonista e il ciclo della vita è collegato a quello delle stagioni e al suo ripetersi all'infinito, senza interruzioni. Grazie a composizioni ora geometriche ora sfumate e attraverso il mutamento dei colori secondo il trascorrere delle stagioni, le immagini raggiungono una forma pittorica, portando così ad uno straordinario equilibrio visivo e narrativo. Premio del pubblico al Festival di San Sebastian.

“Questo non è un film sul buddhismo ma un film sul tempo vissuto dall’uomo. Una storia sull’albero, sull’acqua, sulla natura… Questo film racconta che l’uomo appartiene ugualmente alla natura”. Kim Ki-duk

giovedì 11 febbraio 2010

Lunedi 15 Febbraio



Ghost Dog - Il codice del samurai
di Jim Jarmusch, USA, 1999, col. 110’

Con: Forest Whitaker, John Tormey, Cliff Gorman, Frank Minucci, Isaach De Bankolé
Soggetto: Jim Jarmusch
Sceneggiatura: Jim Jarmusch
Fotografia: Robby Müller
Montaggio: Jay Rabinowitz
Musiche: RZA
Produzione: Pandora Film

Il sicario afro-americano Ghost Dog lavora per il mafioso Louie, che gli ha salvato la vita anni prima. Fedele al suo signore, in ogni azione cerca di attenersi ai precetti contenuti nel libro Hagakure, che indica ai samurai la via da seguire. Quando i suoi mandanti decidono di eliminarlo, non si farà trovare impreparato.

Mafia e samurai, incontro improbabile ma riuscito. La satira di Jarmusch alterna silenzi Zen, sangue, vecchi cartoon e poetici dialoghi tra persone che non parlano la stessa lingua ma si comprendono. La colonna sonora hip-hop di RZA, leader del Wu-Tang Clan, contribuisce fortemente a creare l'atmosfera del film.

martedì 2 febbraio 2010

Lunedi 8 Febbraio


Lunedi 8 Febbraio

HARAKIRI (Seppuku)di Masaki Kobayashi, Giappone, 1962, b/n 135’

Con: Tatsuya Nakadai, Rentaro Mikuni, Shima Iwashita, Akira Ishihama
Soggetto: Yasuhiko Takiguchi
Sceneggiatura: Shinobu Hashimoto
Montaggio: Hisashi Sagara
Fotografia: Yoshio Miyajima
Musiche: Toru Takemitsu
Produzione: Shochiku

Nel Giappone pacificato del XVII sec. i samurai perdono influenza e molti cadono in povertà. L’anziano rōnin Tsugomo si reca dal nobile del luogo per chiedere di poter compiere seppuku, il suicidio rituale dei samurai. Il nobile, per dissuaderlo dalla sua intenzione, racconta cosa successe ad un giovane samurai quando giunse a palazzo con la stessa strana richiesta.

Il pacifista Kobayashi, noto per la monumentale trilogia semi-autobiografica sulla seconda guerra mondiale Ningen no joken (La condizione umana), affronta la figura del soldato giapponese per eccellenza, il samurai. La regia e la fotografia sono estetizzanti senza mai perdere vigore e la sceneggiatura è percorsa da una sottile tensione che esplode con violenza nel finale. Premio speciale della giuria al Festival di Cannes.

martedì 26 gennaio 2010

Lunedi 1 Febbraio



ZATOICHI
di Takeshi Kitano, Giappone, 2003, col. 115’

Con: Beat Takeshi (Takeshi Kitano), Tadanobu Asano, Michiyo Ogusu, Yui Natsukawa, Guadalcanal Taka
Soggetto: Kan Shimozawa
Sceneggiatura e Montaggio: Takeshi Kitano
Fotografia: Katsumi Yanagijima
Musiche: Keiichi Suzuki
Produzione: Office Kitano
Distribuzione: Mikado

XIX secolo. Il vagabondo Zatoichi, massaggiatore cieco e maestro di arti marziali, arriva in un villaggio dove il crudele Ginzo spadroneggia con l’aiuto del rōnin Hattori. L’abile spadaccino decide di aiutare due geishe che nascondono un segreto e cercano vendetta.

Il film si ispira al protagonista della popolare serie televisiva trasmessa tra gli anni ’60 e i primi anni ’80, diventato un personaggio di culto nel mondo asiatico. Kitano (anche interprete nel ruolo del protagonista) realizza una personale e spiazzante incursione nel cinema di genere, rendendo un beffardo omaggio al cinema chanbara de I Sette Samurai. Leone d’argento alla Mostra del cinema di Venezia.

sabato 23 gennaio 2010

SAMURAI
25 gennaio - 15 febbraio


Il samurai era un militare del Giappone feudale appartenente ad una classe nobile. Il nome deriva dal verbo saburao (servire, tenersi a lato) da cui saburai (colui che serve). In epoca moderna la parola mutò in samurai anche se un termine più appropriato sarebbe bushi (guerriero), attualmente usato proprio per indicare la nobiltà guerriera. Col tempo i samurai persero la loro funzione militare per divenire, alla fine dell´era Tokugawa (1603-1867), essenzialmente dei burocrati dello shogun. Nel tardo XIX sec. la classe fu abolita a favore di un esercito nazionale ma il bushido, rigido codice d´onore dei samurai, è sopravvissuto e costituisce ancora oggi un nucleo di principi morali e di comportamento.

La rassegna propone quattro film incentrati su questa particolare figura di guerriero. LA SFIDA DEL SAMURAI (1961) di Akira Kurosawa, classico del genere e uno dei primi film che hanno contribuito alla sua diffusione in Occidente, in realtà è già una messa in discussione dei valori incarnati dal samurai. Non a caso il protagonista è un ronin, un samurai senza padrone, che si fa beffe di due clan rivali vendendosi ad entrambi ma rimanendo in fondo padrone di se stesso. Ancora più diretta e radicale è la critica contenuta in HARAKIRI (1962) di Masaki Kobayashi che mostra il bushido come un codice d'onore insieme disumano e ipocrita, volendo in questo modo attaccare indirettamente i valori alla base del militarismo giapponese. Curiosamente è proprio nell'unico film americano della rassegna, GHOST DOG - IL CODICE DEL SAMURAI (1999) di Jim Jarmusch, che queste regole di comportamento sono connotate positivamente e servono al protagonista, assassino di professione, a contrastare lo sfaldamento di un altro codice d'onore, quello della mafia italo-americana. ZATOICHI (2003) di Takeshi Kitano è infine un omaggio più al cinema di samurai che alla figura del samurai stesso. "Beat" Takeshi sceglie il registro comico e ridà vita al cieco virtuoso della katana protagonista di decine di film popolari. Uno sguardo affettuoso e ironico al chanbara (cappa e spada), genere che ha segnato un'epoca del cinema giapponese.


AmeNiCCineMA

LuNeDì 25 gennaio

h 21:00 sala Alessandrini

via Matilde di Canossa 18 - Crema

di fronte all´Ospedale Maggiore

giovedì 21 gennaio 2010

Lunedi 25 Gennaio 2010



LA SFIDA DEL SAMURAI (Yojimbo)
di Akira Kurosawa, Giappone, 1961, b/n 110’

Con: Toshiro Mifune, Tatsuya Nakadai, Eijiri Tono, Kamatari Fujiwara, Takashi Shimura
Soggetto: Akira Kurosawa
Sceneggiatura: Akira Kurosawa, Ryuzo Kikushima
Montaggio: Akira Kurosawa
Fotografia: Kazuo Miyagawa
Musiche: Masaru Sato
Produzione: Toho
Distribuzione: Cineriz

Un samurai senza padrone, passato e nemmeno un nome (si fa chiamare Sanjuro, che significa "nessuno") arriva in un villaggio in cui due clan rivali si contendono il potere terrorizzando gli abitanti. Grazie all’astuzia e alla abilità con la spada si porrà a servizio di entrambe le fazioni. Ma è un gioco pericoloso.

Kurosawa guarda al western e al noir americano per creare il suo guerriero solitario, ironico e disincantato che diventerà a sua volta modello per molti personaggi del cinema di tutto il mondo. La trama compatta e avvincente - piena di azione, violenza e sarcasmo - impressionò tanto Sergio Leone da indurlo a copiarla pedissequamente in Per un pugno di dollari (1964). Coppa Volpi come migliore attore a Venezia a Toshiro Mifune.

domenica 3 gennaio 2010