martedì 26 gennaio 2010

Lunedi 1 Febbraio



ZATOICHI
di Takeshi Kitano, Giappone, 2003, col. 115’

Con: Beat Takeshi (Takeshi Kitano), Tadanobu Asano, Michiyo Ogusu, Yui Natsukawa, Guadalcanal Taka
Soggetto: Kan Shimozawa
Sceneggiatura e Montaggio: Takeshi Kitano
Fotografia: Katsumi Yanagijima
Musiche: Keiichi Suzuki
Produzione: Office Kitano
Distribuzione: Mikado

XIX secolo. Il vagabondo Zatoichi, massaggiatore cieco e maestro di arti marziali, arriva in un villaggio dove il crudele Ginzo spadroneggia con l’aiuto del rōnin Hattori. L’abile spadaccino decide di aiutare due geishe che nascondono un segreto e cercano vendetta.

Il film si ispira al protagonista della popolare serie televisiva trasmessa tra gli anni ’60 e i primi anni ’80, diventato un personaggio di culto nel mondo asiatico. Kitano (anche interprete nel ruolo del protagonista) realizza una personale e spiazzante incursione nel cinema di genere, rendendo un beffardo omaggio al cinema chanbara de I Sette Samurai. Leone d’argento alla Mostra del cinema di Venezia.

sabato 23 gennaio 2010

SAMURAI
25 gennaio - 15 febbraio


Il samurai era un militare del Giappone feudale appartenente ad una classe nobile. Il nome deriva dal verbo saburao (servire, tenersi a lato) da cui saburai (colui che serve). In epoca moderna la parola mutò in samurai anche se un termine più appropriato sarebbe bushi (guerriero), attualmente usato proprio per indicare la nobiltà guerriera. Col tempo i samurai persero la loro funzione militare per divenire, alla fine dell´era Tokugawa (1603-1867), essenzialmente dei burocrati dello shogun. Nel tardo XIX sec. la classe fu abolita a favore di un esercito nazionale ma il bushido, rigido codice d´onore dei samurai, è sopravvissuto e costituisce ancora oggi un nucleo di principi morali e di comportamento.

La rassegna propone quattro film incentrati su questa particolare figura di guerriero. LA SFIDA DEL SAMURAI (1961) di Akira Kurosawa, classico del genere e uno dei primi film che hanno contribuito alla sua diffusione in Occidente, in realtà è già una messa in discussione dei valori incarnati dal samurai. Non a caso il protagonista è un ronin, un samurai senza padrone, che si fa beffe di due clan rivali vendendosi ad entrambi ma rimanendo in fondo padrone di se stesso. Ancora più diretta e radicale è la critica contenuta in HARAKIRI (1962) di Masaki Kobayashi che mostra il bushido come un codice d'onore insieme disumano e ipocrita, volendo in questo modo attaccare indirettamente i valori alla base del militarismo giapponese. Curiosamente è proprio nell'unico film americano della rassegna, GHOST DOG - IL CODICE DEL SAMURAI (1999) di Jim Jarmusch, che queste regole di comportamento sono connotate positivamente e servono al protagonista, assassino di professione, a contrastare lo sfaldamento di un altro codice d'onore, quello della mafia italo-americana. ZATOICHI (2003) di Takeshi Kitano è infine un omaggio più al cinema di samurai che alla figura del samurai stesso. "Beat" Takeshi sceglie il registro comico e ridà vita al cieco virtuoso della katana protagonista di decine di film popolari. Uno sguardo affettuoso e ironico al chanbara (cappa e spada), genere che ha segnato un'epoca del cinema giapponese.


AmeNiCCineMA

LuNeDì 25 gennaio

h 21:00 sala Alessandrini

via Matilde di Canossa 18 - Crema

di fronte all´Ospedale Maggiore

giovedì 21 gennaio 2010

Lunedi 25 Gennaio 2010



LA SFIDA DEL SAMURAI (Yojimbo)
di Akira Kurosawa, Giappone, 1961, b/n 110’

Con: Toshiro Mifune, Tatsuya Nakadai, Eijiri Tono, Kamatari Fujiwara, Takashi Shimura
Soggetto: Akira Kurosawa
Sceneggiatura: Akira Kurosawa, Ryuzo Kikushima
Montaggio: Akira Kurosawa
Fotografia: Kazuo Miyagawa
Musiche: Masaru Sato
Produzione: Toho
Distribuzione: Cineriz

Un samurai senza padrone, passato e nemmeno un nome (si fa chiamare Sanjuro, che significa "nessuno") arriva in un villaggio in cui due clan rivali si contendono il potere terrorizzando gli abitanti. Grazie all’astuzia e alla abilità con la spada si porrà a servizio di entrambe le fazioni. Ma è un gioco pericoloso.

Kurosawa guarda al western e al noir americano per creare il suo guerriero solitario, ironico e disincantato che diventerà a sua volta modello per molti personaggi del cinema di tutto il mondo. La trama compatta e avvincente - piena di azione, violenza e sarcasmo - impressionò tanto Sergio Leone da indurlo a copiarla pedissequamente in Per un pugno di dollari (1964). Coppa Volpi come migliore attore a Venezia a Toshiro Mifune.

domenica 3 gennaio 2010