martedì 23 marzo 2010

L’ISOLA (Seom) di Kim Ki-duk

Lunedi 29 marzo

L’ISOLA (Seom)
di Kim Ki-duk, Corea del Sud, 2000, col. 85’, v.o.s.




Con: Jung Suh, Kim Yoo-suk, Park Sung-hee, Cho Jae-hyung, Jang Hang-sun
Soggetto: Kim Ki-duk
Sceneggiatura: Kim Ki-duk
Fotografia: Whang Suh-shik
Musiche: Jeon Sang-yoon
Montaggio: Kyung Min-ho
Produzione: Myung Film Co.
Distribuzione: Catherine Park

Hee-jin di giorno vende cibo e di notte il suo corpo. Un giorno sull'isola dove vive arriva un ex-poliziotto, Hyun-shik, che ha ucciso la fidanzata infedele. Tormentato dai rimorsi tenta di uccidersi ma Hee-jin prima lo salva e poi lo seduce. Per Hyun-shik fare sesso con lei diventa una sorta di droga per lenire la sofferenza del corpo e dell'anima.

Con l'amo si pescano i pesci e si possono catturare le persone in una storia d'amore folle e devastante. Così, l'arrivo di Hyun-shik, trascina la quieta routine dell'isola in un mulinello di efferatezze. Film allucinante, a tratti agghiacciante, con atmosfere da film noir (piogge, nebbie, silenzi), ritmi blandi e inquadrature spoglie. Kim fonde spirito introspettivo e brutale immediatezza delle sensazioni e realizza una metafora della violenza e della repressione nella società coreana.

“L’amore è un’ipnosi reciproca. E anche l’ossessione. L’uomo è un’isola per la donna e viceversa. Ne L’isola volevo disegnare i pensieri estremi di uomini e donne. Essi odiano e ammazzano solo nel cuore”.

giovedì 18 marzo 2010

L’ARCO (Hwal) di Kim Ki-duk

22 marzo

L’ARCO (Hwal)
di Kim Ki-duk , Corea del Sud, 2005, col. 90’




Con: Jeon Sung-hwan, Han Yeo-reum, Seo Ji-seok
Soggetto: Kim Ki-duk
Sceneggiatura: Kim Ki-duk
Fotografia: Jang Seung-Baek
Musiche: Kang Eun-Il
Montaggio: Kim Ki-duk
Produzione: Kim Ki-duk Film
Distribuzione: Mikado

Un vecchio trascorre la sua esistenza su un battello in mare aperto con una ragazza. Nell’attesa di sposarla quando compirà 17 anni, la tiene isolata dal mondo esterno colmandola di attenzioni. Con il suo arco la difende dalle molestie degli uomini che noleggiano la barca per pescare e predice loro il futuro. Quando la giovane inizia a mostrare interesse per uno studente che viene dalla città la passione del vecchio si trasforma in pericolosa ossessione.

Kim, quasi senza parole, racconta un’altra parabola sull’accettazione della vita e della morte. Le passioni sono rese con una concretezza e un gusto del dettaglio che appartengono solo all’estetica del regista. L’arco del titolo si riferisce allo strumento usato dal vecchio con molteplici finalità: musicali (liuto), divinatorie (oracolo) e di difesa (arma).

“Forza e musicalità come in un arco teso.
Voglio vivere così fino alla fine dei miei giorni”. Kim Ki-duk

martedì 9 marzo 2010

Ferro3 - LA CASA VUOTA (Bin-Jip)

Lunedi 15 Marzo

Ferro3 - LA CASA VUOTA (Bin-Jip)
di Kim Ki-duk, Corea del Sud/Giappone, 2004, col. 95’



Con: Jae Hee, Lee Seoung-yeon, Kwon Hyuk-ho, Joo Jin-mo
Soggetto: Kim Ki-duk
Sceneggiatura: Kim Ki-duk
Fotografia: Kim Ki-duk, Jang Seong-Back
Musiche: Slvian
Montaggio: Kim Ki-duk
Produzione: Kim Ki-duk Film
Distribuzione: Mikado

Tae-suk gira la città cercando case dove stabilirsi temporaneamente in assenza dei proprietari. Entra ma non ruba nulla, fa le pulizie e ripara gli oggetti rotti. Un giorno incontra Sun-hwa, una ragazza che subisce maltrattamenti dal marito. Al proprio rientro quest'ultimo sorprende lo sconosciuto nel proprio giardino ma il giovane lo colpisce con delle palline da golf (usando la mazza Ferro3). Sun-hwa decide quindi di seguire Tae-suk nella sua vita errabonda, fino al giorno in cui verranno scoperti…

Ferro 3 mette in scena un racconto intelligente, imprevedibile e intrigante che sorprende lo spettatore ad ogni scena. Mescola realismo quotidiano e invenzione fantastica, fluidità narrativa ed eleganza scenografica. La protagonista, che non parla mai, racconta un paese dove lo sradicamento e l’estraneità sembrano leggi generali. Leone d'argento alla regia.

“Racconto la storia dell’attesa che anche una casa vuota può avere. Una casa attende che arrivi qualcuno a riempirla. È il modo in cui io vedo la società. Siamo tutti case vuote e aspettiamo qualcuno che apra la porta e ci renda liberi”. Kim Ki-duk

martedì 2 marzo 2010

8 MARZO – GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA DONNA



Le origini della celebrazione si perdono nel passato ma ecco alcuni elementi salienti, punti cruciali: breve cronologia:

8 marzo 1857, New York: centinaia di operaie tessili scioperano per protestare contro i bassi salari e le e terribili condizioni di lavoro
1910, Copenaghen:alla Prima conferenza delle donne dell’Internazionale Socialista delle Donne presieduta da Rosa Luxemburg, l’8 marzo viene proposta la Giornata di lotta internazionale a favore delle donne
25 marzo 1911, New York: un incendio ai piani alti della Triangle Shirtwaist Company uccide 146 persone, la maggioranza giovani donne e migranti. Gli operai, prigionieri all'interno (le porte erano chiuse per impedire che entrassero gli organizzatori del sindacato) morirono arsi dalle fiamme o gettandosi dalle finestre.

Nel dopoguerra l’Unione Donne Italiane scelse come fiore simbolo della ricorrenza la mimosa. Successivamente la data dell'8 marzo assunse un'importanza mondiale, diventando il simbolo delle secolari vessazioni che la donna ha dovuto subire - e troppo spesso ancora subisce - ma anche il punto di partenza per il proprio riscatto e per la difesa dei diritti acquisiti, con il moltiplicarsi dei collettivi femministi e il diffondersi delle lotte per le rivendicazioni sociali.

Eran Riklis Productions, Heimatfilm
Il giardino di limoni
La pellicola, ispirata da un fatto di cronaca, racconta lo scontro tra una vedova palestinese e il ministro della difesa israeliano, divenuto suo vicino di casa. Salma si oppone all’ordinanza che, per motivi di sicurezza preventiva, le impone di tagliare i secolari limoni del suo giardino e con l’aiuto di un giovane avvocato intraprende una infinita battaglia legale. Unico sostegno/solidarietà, per quanto tacito e a distanza, le verrà dalla moglie del ministro che, superando i confini storico-politici oltre che fisici, riconoscerà in quella donna orgogliosa e tenace una sofferenza e una dignità non così diverse dalla sua. Nei loro sguardi, che spesso si incontrano e sembrano penetrarsi in una comprensione che riesce ad unirle, si riflette il dramma dei popoli a cui appartengono.
Splendida metafora del conflitto tra Israele e Palestina, ritenuto da molti irrisolvibile. Abbassando la scontro dal terreno al suo frutto, la lotta in difesa dei limoni assume una valenza poeticamente universale e il regista israeliano Eran Riklis fa un passo sulla strada opposta, quella della pace. Premio del pubblico al Festival di Berlino.

. Il giardino di limoni di Salma diventa emblematicamente un altro pezzo di terra da difendere con le unghie e con i denti frutto di ataviche paure e condizionato da una storia di incomprensioni e di violenze. Ed è questo il vero muro da abbattere: quello interiore. Omaggio alla solidarietà femminile