martedì 25 maggio 2010

Lunedi 31 Maggio

BLOOD SIMPLE - SANGUE FACILE
di Joel [& Ethan] Coen, USA, 1984, col. 95’




Con: Dan Hedaya, Frances McDormand, John Getz, M. Emmet Walsh, Samm-Art Williams, Deborah Neumann
Soggetto: Joel & Ethan Coen
Sceneggiatura: Joel & Ethan Coen
Fotografia: Barry Sonnenfeld
Montaggio: Joel & Ethan Coen, Don Wiegmann
Musiche: Carter Burwell
Produzione: Ethan Coen per River Road Productions

Classico triangolo: Marty, il marito, è un greco mezzo paranoico proprietario di un bar nel Texas; Abby, la moglie, di cui Marty è gelosissimo, è l’amante di Ray, dipendente del locale. Avendo dei precisi sospetti, Marty incarica il detective privato Visser di acquisire delle prove. Per i due amanti sarà l’inizio di un incubo.

Un film di odio. Crudo e truce come pochi altri. E anche un film irritante, non scevro di rozzezze, tutto giocato in un’atmosfera fosca sotto il profilo umano e tetra per i molti particolari e i dettagli agghiaccianti, punteggiata da efferatezze. La recitazione è spesso tanto lenta da sembrare rarefatta, con personaggi molte volte attoniti o quasi assenti e, soprattutto, è il primo film dei fratelli Coen. Cosa volete di più?
dal 31 Maggio al 21 Giugno AMENIC CINEMA propone:

COEN BROTHERS
piccoli omicidi americani


“Se il pubblico crede che una cosa sia basata su un evento reale, questo ti dà il permesso di fare cose che altrimenti la gente non potrebbe accettare”



Joel (1954) e Ethan (1957) Coen sono mostri sacri del cinema mondiale, consacrati definitivamente dall'Oscar per la regia e miglior film nel 2007 con Non è un paese per vecchi ma la loro storia parte da molto lontano.

AMENIC la ripercorre partendo dal loro film d'esordio, Blood Simple (1984), in cui è già evidente il loro amore per il genere noir, riproposto con humour nero ed eccessi postmoderni. Nelle altre pellicole della rassegna è sempre il delitto a essere protagonista. Vero e proprio “fil noir” che ci condurrà in un ideale viaggio attraverso gli USA: partenza dal cuore pulsante del cinema, la Hollywood degli anni ’40 di Barton Fink (1991), tappa a Fargo (1996), nell’orrore della provincia del Midwest di oggi, e ritorno in California con L'uomo che non c'era (2001), raffinato omaggio al cinema classico hollywoodiano.

Protagonista è sempre l'uomo comune che si trova a fare i conti con il delitto che rompe la logica della “normalità” in cui ha vissuto fino a quel momento. La narrazione a tinte forti e la rappresentazione esplicita della violenza si accompagnano a uno sguardo distaccato, che porta più alla riflessione intellettuale che al coinvolgimento emotivo. Lo stile, fatto di citazionismo e mescolanza di generi, riesce a essere controllato ed essenziale. Una vera visione d’autore quella di Joel Coen, “regista a due teste”, che gioca con il fratello Ethan a spiazzare lo spettatore, divertendosi con il cinema e le sue storie.

martedì 18 maggio 2010

Lunedi 24 Maggio

Lunedi 24 Maggio 2010

IL SILENZIO PRIMA DI BACH
di Pere Portabella, Spagna, 2007, col. 102’




Con: Christian Brembeck, Daniel Ligorio
Sceneggiatura: Pere Portabella, Carles Santos, Xavier Alberti
Fotografia: Tomás Pladevall
Musiche: Johann Sebastian Bach, György Ligeti, Felix Mendelssohn
Montaggio: Òskar Xabier Gómez
Produzione: Films 59

Un pianoforte automatico semovente suona le Variazioni Goldberg di Bach; un camionista appassionato di musica suona il fagotto in una camera d’albergo; Bach (proprio lui!) esegue un preludio all’organo; un gruppo di violoncellisti suona un brano di Bach in un vagone della metropolitana… Questi e altri episodi formano complessivamente un ritratto insolito e intrigante della musica di Bach.

Portabella ci conduce in un viaggio tra il 1700 e il 2000, nel segno della musica di Bach e del silenzio da cui questa scaturisce − e a cui inevitabilmente fa ritorno. Il silenzio prima di Bach (Die Stille vor Bach) non racconta noiosamente chi era Bach ma si avvicina con ironia e rigore semi-documentaristico al mistero della (sua) musica.

martedì 11 maggio 2010

JUDE di Michael Winterbottom

Lunedi 17 Maggio 2010

JUDE
di Michael Winterbottom, GB, 1996, col. 120’




Con: Christopher Eccleston, Kate Winslet, Liam Cunningham, Rachel Griffiths
Soggetto: Jude the Obscure di Thomas Hardy
Sceneggiatura: Hossein Amini
Fotografia: Eduardo Serra
Montaggio: Trevor Waite
Musiche: Adrian Johnston
Produzione: Polygram
Distribuzione: Mikado

Tratto dal romanzo di Thomas Hardy Jude l’oscuro (1895), il film narra la vicenda di Jude, giovane scalpellino con ambizioni intellettuali. Sposato alla concreta Arabella, si innamora della cugina Sue, brillante e anticonformista. Gli sbandamenti di ragione e sentimento metteranno a dura prova l’estrema integrità di Jude, la cui vita assume le sembianze di una tragedia moderna.

La complessità tematica del romanzo di Hardy (amore, matrimonio, sessualità, convenzioni sociali, religione, morte) viene tradotta da Winterbottom in una narrazione trasparente e insieme sfaccettata, che rifugge da facili schematismi. Dialoghi modernissimi, recitazione appassionata e interessanti tocchi autoriali elevano il film al di sopra di molte scialbe trasposizioni romanzesche.

martedì 4 maggio 2010

Lunedi 10 Maggio

CASINÒ
di Martin Scorsese, USA/Francia, 1995, col. 170’



Con: Robert De Niro, Sharon Stone, Joe Pesci, James Wood, Don Rickles, Alan King
Soggetto: Nicholas Pileggi
Sceneggiatura: Martin Scorsese, Nicholas Pileggi
Fotografia: Robert Richardson
Montaggio: Thelma Schoonmaker
Scenografia: Dante Ferretti
Produzione: Universal

Nella Las Vegas degli anni ’70, la direzione del casinò Tangiers viene affidata a un protetto della mafia, l’allibratore Sam Rothstein. Tutto sembra andare liscio, tra incassi stratosferici e ordinaria violenza, ma avere successo a Las Vegas è come camminare su un filo: gli equilibri diventano instabili quando Sam perde la testa per l’affascinante Ginger, mentre il mafioso Nicky pretende di dettar legge.

Simili alle fiches sui tavoli verdi, i destini dei personaggi si mescolano e attraversano alti e bassi. Ma il gioco è spesso truccato e il motore di tutto è sempre lo stesso: il danaro. Scorsese utilizza al meglio le risorse affabulatrici del cinema, le controbilancia con l’iperrealismo dei dettagli e realizza un’epopea priva di retorica. Memorabili i titoli di testa di Elaine e Saul Bass.