venerdì 31 marzo 2017

Lunedì 3 Aprile: I visitatori

Ancora la rassegna monografica ELIA KAZAN


I visitatori

Un soldato, in Vietnam, aveva accusato due commilitoni dello stupro e dell'uccisione di una ragazza indigena. Scontata la pena, la coppia di reduci lo rintraccia in campagna, in una lussuosa e solitaria casa dove ha finito per stabilirsi insieme alla fidanzata, al figlioletto neonato e al vecchio padre di lei, famoso romanziere di western e d'avventura. La situazione si fa subito imbarazzante, indecifrabile, poco rassicurante.

Film innovatore per il linguaggio misurato, privilegiante le emozioni e il pathos rispetto alla spettacolarità dell'azione, dal rigore invidiabilmente compatto, I visitatori è tra le ultimissime pellicole girate da Elia Kazan. Soggetto, sceneggiatura e co-produzione si devono al figlio del regista, Chris. Il commento musicale di William Matthews su una serie di componimenti di Bach dona uno spessore insolito al tono generale di questa pellicola a budget ridottissimo che ha come tema la devastazione psicologica creata dalla guerra e le tensioni che attraversano sia coloro che da essa ritornano sia la realtà che dovrebbe riaccoglierli. I visitatori venne presentato al 25° festival di Cannes senza ricevere alcuna menzione di nota.


con James Woods, Patricia Joyce, Patrick McVey, Steve Railsback, Chico Martinez
I visitatori (The Visitors) di Elia Kazan, USA, 1972, colore, 84 min. ca

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venerdì 24 marzo 2017

Lunedì 27 Marzo: Splendore nell'erba

Prosegue la rassegna monografica ELIA KAZAN


Splendore nell'erba

Splendore nell'erba del 1961 è, secondo la critica, insieme ad America America e Il compromesso l'opera più intelligente e approfondita di Kazan. Merito del successo del film va anche alla struggente bellezza dell'attrice protagonista, Nathalie Wood. Non si tratta di un dato extracritico: concerne proprio la forza di coinvolgimento che il film possiede per lo spettatore. Si svolge negli anni che precedono e seguono la grande crisi. La storia d'amore al centro dell'intrigo è determinata non tanto dagli avvenimenti della storia ma dalla loro valenza simbolica nella società americana. Gli eventi non sono condizionati da eventi politico-economici ma dalla psicologia che sta alla base degli avvenimenti politici.
Wilma Dean Loomis (Nathalie Wood) e Bud Stamper (Warren Beatty) sono due studenti che frequentano gli ultimi anni di liceo. Tra loro nasce una tenera storia d'amore ma il loro rapporto non ha uno sviluppo coerente: i momenti di crisi che sarebbero naturali tra ragazzi non ancora maturi, sono le occasioni in cui affiorano le contraddizioni esterne al loro rapporto. Bud è figlio di un arricchito del petrolio, un uomo che desidera per il figlio un successo – a lui precluso – nel campo degli studi e che ripone tutte le sue speranze in lui.
Questa insicurezza e impotenza sono doppiate sul piano sessuale, Bud cerca un rapporto d'amore maturo con Dean, ma la ragazza soffre le inibizioni che le derivano da una educazione puritana. Bud cerca sfogo con una ragazza e Dean, per rivalsa, con un compagno di studi. Sono due esperienze fallimentari che separano ancor di più i due amanti. Bud finisce con l'interrompere la relazione andando all'Università. Dean ha una crisi psichica e viene mandata in una casa di cura. Durante la separazione, avviene il crollo della borsa. Il padre di Bud, rovinato negli affari, si getta dalla finestra dell'albergo.
Dean nel frattempo riprende a vivere in comunità, tra i malati, sottoposta a trattamento psicoanalitico, trova un nuovo punto di equilibrio con la realtà che le permette di accostarsi a un altro uomo. Torna a casa e perdona alla madre gli errori commessi nella sua educazione. Ma soprattutto vuole ricercare la causa di tanto dolore, Bud. Con la macchina si spinge fuori città, verso la campagna dove Bud vive con la nuova moglie.
Gli ultimi cinque minuti del film rappresentano il momento più creativo del cinema di Kazan: tra i due non vi è comunicazione (si scambiano solo poche parole), come a voler dire che tra loro non vi è più nulla in comune, le esperienze li hanno allontanati profondamente.
Splendore nell'erba chiude per Kazan la fase che si può definire “classica”, in cui dominano la narratività e le concatenazioni logiche.
Per questo film, William Inge (che compare brevemente anche come attore nella parte di un sacerdote) ottenne nel 1962 l'Oscar alla migliore sceneggiatura originale. Natalie Wood fu candidata all'Oscar alla miglior attrice, ma il premio andò a Sophia Loren per La ciociara.
È stato fatto anche un remake televisivo nel 1981 dal titolo Splendor in the Grass, diretto da Richard Sarafian con Melissa Gilbert e Michelle Pfeiffer nella parte della sorella di Bud.



con Natalie Wood, Warren Beatty, Barbara Loden, Pat Hingle, William Inge
Splendore nell'erba (Splendor in the Grass) di Elia Kazan, USA, 1961, colore, 124 min. ca

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venerdì 17 marzo 2017

Lunedì 20 Marzo: Fronte del porto

Prosegue la rassegna monografica ELIA KAZAN


Fronte del porto

Capolavoro vincitore di otto premi Oscar, Fronte del porto racchiude insito nella sua vena di denuncia sociale il tema dominante dell’opera: in un periodo storico molto turbolento e segnato dal Maccartismo, che coinvolse e sconvolse anche Elia Kazan stesso, il regista realizza un film che trae fortemente spunto dal contesto reale per trasmettere un messaggio universale e sempre attuale.
Terry Malloy (Marlon Brando) è un portuale, ex pugile, che il fratello Charley, pezzo grosso in una gang che protegge interessi antisindacali, fa saltuariamente lavorare, come sua pedina. Terry è coinvolto in una spedizione punitiva contro un portuale che aveva intenzione di presentarsi alla Commissione di inchiesta che indaga sulle attività illecite nel porto. Il pestaggio si conclude con l’assassinio di cui Terry è testimone inerte. Con la polizia tutti tacciono. La sorella Edie non vuole che per omertà la morte resti impunita; cerca dunque aiuto in Padre Barry per scuotere le coscienze dei compagni di lavoro che conoscono i mandanti. Sarà proprio la donna, in un complicato e tormentato rapporto amoroso con il protagonista, a cambiare radicalmente il destino di Terry e del porto.


con Marlon Brando, Eva Marie Saint, Rod Steiger, Lee J. Cobb, Karl Malden
Fronte del porto (On the Waterfront) di Elia Kazan, USA, 1954, b/n, 110 min. ca

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mercoledì 8 marzo 2017

Lunedì 13 Marzo: Un tram che si chiama Desiderio

Inaugura la rassegna monografica ELIA KAZAN


Un tram che si chiama Desiderio

Giunta a New Orleans per prendersi una pausa dalla vita, la nevrotica Blanche DuBois (Vivien Leigh) afferra il tram 922—Desiderio, scambia per i Campi Elisi e va a bussare alla porta di casa Kowalski, dove abitano la sorella Stella (Kim Hunter) e il cognato Stanley (Marlon Brando). Il suo arrivo turba il già particolare equilibrio della coppia fatto di prepotenze da parte di lui e di remissività da parte di lei. Stanley, tipo indelicato e crudele ma dal fascino conturbante, dimostra fin da subito di non gradire la presenza della cognata tra le pareti domestiche...

Adattamento della pièce di Tennessee Williams (che Elia Kazan già aveva diretto nei teatri), Un tram che si chiama Desiderio è davvero uno di quei film che sono stati capaci di tracciare una nuova era cinematografica. Il penetrante inquadramento psicologico dei caratteri, le tecniche recitative rivoluzionarie, l'animosa esplorazione di argomenti che sfidano la censura, lo spazio scenico trattato non meno degli altri elementi primari lo hanno reso un paradigma per ogni concomitante e successiva schiera di registi, sceneggiatori e attori. Marlon Brando (qui alla sua seconda apparizione sul grande schermo) offre una prova da gigante che lo proietta di diritto nell'olimpo hollywoodiano. Premi Oscar alla Leigh, alla Hunter, a Malden e alla scenografia.


con Vivien Leigh, Marlon Brando, Kim Hunter, Karl Malden
Un tram che si chiama Desiderio (A Streetcar Named Desire) di Elia Kazan, USA, 1951, b/n, 120 min. ca

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sabato 4 marzo 2017

Lunedì 6 Marzo: Todo modo

In collaborazione con Presidio cremasco di LIBERA


Todo modo

Gli esponenti di spicco del partito cattolico al potere da trent'anni si ritrovano nel convento di don Gaetano (Marcello Mastroianni) per un periodo di esercizi spirituali. Una serie di delitti comincia a colpire il gruppo di notabili tra cui emerge un uomo che tutti chiamano "il presidente" (Gian Maria Volonté)...

Commedia grottesca tratta dall'omonimo romanzo di Leonardo Sciascia, sceneggiato dal regista Elio Petri, Todo modo descrive il processo di autodistruzione politica della classe dirigente democristiana.


con Gian Maria Volontè, Marcello Mastroianni, Mariangela Melato, Michel Piccoli, Ciccio Ingrassia, Franco Citti
Todo modo di Elio Petri, Italia, 1976, colore, 130 min. ca

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