venerdì 26 maggio 2017

Lunedì 29 Maggio: Paris nous appartient

Ancora la rassegna L'ONDA CHE VENNE DAI CAHIERS


Paris nous appartient

Parigi, ultimi anni Cinquanta: la studentessa Anne è portata dalle circostanze a conoscere una cerchia di persone toccate dal misterioso suicidio del chitarrista, e attivista politico, Juan. Sono il giornalista americano sfuggito al maccartismo Philip Kaufman, il regista teatrale che vorrebbe portare sul palcoscenico il difficile "Pericle" di Shakespeare Gérard Lenz e la dura donna di quest'ultimo Terry. Mentre nervosismo e timori senza nome cominciano a serpeggiare tra tutti loro, Anne indaga e afferra l'esistenza di un complotto globale.

Annunciato da Truffaut come l'esordio più smagliante in trent'anni di cinema francese; rilettura all'inverso di un aforisma di Charles Péguy; derivato in spirito da Fritz Lang; definito ermetico da Bernard Tavernier; Paris nous appartient è l'ambiziosa, politicamente sentita, tribolata nella realizzazione opera prima di Jacques Rivette. Gli elementi centrali sono la palpabile presenza architettonica della metropoli, il teatro come lettura interpretativa del cinema e dunque della vita, l'ossessione per le macchinazioni segrete, l'evoluzione morale che accompagna la ricerca di risposte.


con Betty Schneider, Giani Esposito, Daniel Crohem,
Françoise Prévost, François Maistre, Jean-Claude Brialy
Paris nous appartient di Jacques Rivette, Francia, 1961, b/n, 136 min. ca

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venerdì 19 maggio 2017

Lunedì 22 Maggio: Racconti morali I e II, Éric Rohmer

Prosegue la rassegna L'ONDA CHE VENNE DAI CAHIERS

Poche intuizioni sono state così brillanti come quella di Éric Rohmer di praticare cinema anche attraverso la serializzazione antologica di costanti tematiche. La fornaia di Monceau e La carriera di Suzanne sono i primi due tasselli del ciclo narrativo chiamato "Sei racconti morali" mediante il quale il cineasta, già critico, redattore e direttore dei 'Cahiers du cinéma', si è rivelato il portavoce per eccellenza della varietà delle passioni amorose e dell'etica delle relazioni. Rohmer è detentore di un registro dalle affinità intensamente e musicalmente letterarie e i suoi intrecci sono fatti di lucidità estrema, di ironico distacco, di una verbosità consistente che non svuota e banalizza gli enigmi dell'attrazione e della seduzione, ma anzi, con grazia, li rafforza e li innalza.


La fornaia di Monceau

L'attenzione di un giovane viene catturata da Sylvie, una donna bella e distinta che vede ogni giorno incrociare a piedi la sua strada da e per le aule universitarie. Improvvisamente di Sylvie non c'è più traccia. Il ragazzo, fatte delle vane ricerche, finisce per posare gli occhi sulla commessa di una panetteria. Finchè Sylvie riappare.

con Barbet Schroeder, Michèle Girardon, Claudine Soubrier
La fornaia di Monceau (La boulangère de Monceau) di Éric Rohmer, Francia, 1962, b/n, 22 min. ca

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La carriera di Suzanne

Ai tavolini di un caffè Bertrand e Guillaume fanno conoscenza con una ragazza chiamata Suzanne. Guillaume, il più spigliato e disinvolto dei due, inizia a circuirla e ottiene di entrare in relazione con lei. Gli affari di coppia tra i due si riveleranno pieni di contrasti e di provocazioni, e metteranno in subbuglio anche la vita del mite Bertrand.

con Philippe Beuzen, Christian Charrière, Catherine Sée, Diane Wilkinson
La carriera di Suzanne (La carrière de Suzanne) di Éric Rohmer, Francia, 1963, b/n, 53 min. ca

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giovedì 11 maggio 2017

Lunedì 15 Maggio: Fino all'ultimo respiro



Fino all'ultimo respiro

Il tratto parallelo comune di due vite "a mano libera": quella di Michel Poiccard (Jean-Paul Belmondo), sfrontato ladruncolo d'automobili che diviene ricercato dalla polizia per un brutto guaio e quella di Patricia Franklin (Jean Seberg), americana a Parigi che vende giornali sugli Champs-Élysées mentre aspetta di iscriversi all'università e di diventare cronista. Il loro rapporto sentimentale è un tira e molla tra il desiderio di lui di fuggirsene insieme dalla Francia e la volontà di lei di capire se si sente davvero innamorata oppure no. 

Fino all'ultimo respiro è di fatto il lungometraggio che più di ogni altro esprime tutta l'energia della 'Nouvelle vague', che più di ogni altro si fa antitesi perfetta e completa delle prassi cinematografiche che s'intendevano allora scardinare. Storia «giovane sui giovani che si impadroniscono della città» e che decidono di farsi arbitri dei propri destini, il film dell'esordiente Jean-Luc Godard nasce da un soggetto di Truffaut e trasforma i volti di Belmondo e della Seberg in icone dal fascino irripetibile.
Da segnalare la comparsata di Jean-Pierre Melville, il maestro del cinema polar-noir verso cui i redattori dei "Cahiers" nutrivano stima e affetto.


con Jean-Paul Belmondo, Jean Seberg
Fino all'ultimo respiro (À bout de souffle) di Jean-Luc Godard, Francia, 1960, b/n, 87 min. ca

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giovedì 4 maggio 2017

Lunedì 8 Maggio: Le beau Serge

Inaugura la rassegna L'ONDA CHE VENNE DAI CAHIERS


Le beau Serge

Allontanatosi per motivi di salute dall'aria della metropoli, François fa momentaneo ritorno al paesino della sua infanzia. Tra le vecchie conoscenze in cui si imbatte c'è Serge, che si è lasciato sopraffare dalle avversità della vita ed è ora un alcolista. Il torpore e l'abbrutita routine di Serge (fatta anche del rapporto con un suocero altrettanto disperato e la figliastra maliziosa e sensuale di quest'ultimo) sembrano senza via d'uscita; nemmeno la prospettiva di una prossima paternità ha più valore per lui. François, turbato e rattristato dalle sorti dell'amico, si sente in dovere di offrire aiuto ma Serge, non del tutto a torto, vede nella generosità di quei gesti la presunzione e l'ipocrisia dell'imborghesito. La strada per l'esasperazione si fa inevitabile.

Le beau Serge è il film d'esordio di Claude Chabrol (che potè produrlo grazie ad un'inattesa eredità) e la prima opera-manifesto della 'Nouvelle vague'. Sebbene con fare acerbo e disorganico, il regista fissa efficacemente su pellicola alcune delle istanze propugnate con forza dal gruppo di intellettuali e di critici - i redattori della rivista "Cahiers du cinéma" - di cui faceva parte (rinuncia a orpelli e costruzioni a favore di un afflato più genuino, diretto e libero; interesse per le comuni storie di realtà contemporanea; rinnovata considerazione nei confronti dei luoghi esterni e dei paesaggi naturali) e fornisce immediata prova di un'attenzione per l'analisi morale, psicologica e sociale che sarà tra le caratteristiche migliori della sua personale filmografia successiva.


con Jean-Claude Brialy, Gérard Blain, Michèle Méritz, Bernadette Lafont
Le beau Serge di Claude Chabrol, Francia, 1957, b/n, 95 min. ca

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